La penna degli Altri 14/03/2019 - 09:46

Dalla Provincia alla sede Atac: gli affari politici di Luca Parnasi

LA REPUBBLICA (D. AUTIERI) - L’ultima inchiesta della Corte dei Conti sulla nuova sede della provincia di Roma assegna in via definitiva a Luca il ruolo di “prezzemolino” degli affari romani, una sorta di imprenditore ubiquo che, forte di solide entrature politiche, riesce a mettere la sua firma sulle operazioni che contano. Contava e molto (293 milioni di euro) l’edificio che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede della Provincia di Roma; così come contava (oltre 100 milioni di euro) il business messo in piedi per la nuova sede dell’Atac. Il quadrante cittadino è per entrambi lo stesso, l’Eur, dove aveva in mente di costruire la sua “Milano 2”, una ricca area dove sono confluiti l’Eurosky Tower (il primo grattacielo di Roma, alto 120 metri), il centro commerciale Euroma2 (uno dei più grandi d’Europa) e un business park con 172mila metri quadri di uffici. Tra questi, appunto, la sede della provincia ma anche il “Palazzo della Mobilità” di Atac. La storia del trasferimento del quartier generale della municipalizzata inizia nel 2005 e nel 2009 Atac versa a Bnp Paribas (titolare del progetto) una caparra di 20 milioni a garanzia dell’acquisto. Il fondo della banca ne affida la costruzione a Parsitalia, la società controllata dalla famiglia e finita in liquidazione, con il termine ultimo per la chiusura dei lavori fissato al 2011. I tempi si allungano, al punto che nel 2016 l’ex- di Atac Rettighieri deposita un esposto in procura. Ma la domanda vera è perché Atac abbia scelto e quei terreni del Castellaccio per la sua nuova sede. Prima di questa decisione, l’azienda sembrava intenzionata a realizzare il suo quartier generale a Garbatella, non solo perché a pochi metri dalla fermata della linea B e a due passi dalla Dirigenza Centrale Operativa (la centrale da cui si controlla la mobilità romana), ma anche perché proprietaria dei terreni. Il progetto era a uno stadio così avanzato che l’università Roma Tre aveva firmato un protocollo di intesa con il Comune per realizzare una enorme area di uffici all’interno della quale avrebbe riservato lo spazio per la sede di Atac. Ma il progetto, per quanto conveniente, naufragò e la dirigenza della municipalizzata preferì Castellaccio. Del resto, proprio in quegli anni stava sbocciando l’amore tra e Atac, un asse di ferro intorno al quale l’imprenditore ha costruito parte della sua fortuna, trovando in Atac un utile alleato, sia quando vende a , sia quando viene chiamato in causa nelle partite più delicate della città. Questo è accaduto con la scelta dei terreni dove realizzare lo , ricaduta su dopo che era stata presa in considerazione l’area della Casilina, a poche centinaia di metri dal capolinea della linea C. Questa soluzione aveva messo d’accordo il proprietario della Tenuta Pantano Borghese, ma anche il colosso delle costruzioni Astaldi che, in un incontro con il comune, si era detto disponibile a prolungare il collegamento metropolitano fino allo stadio e a realizzare uno svincolo dedicato sulla bretella autostradale. Ma quei terreni non erano di , e per fortuna dell’imprenditore, la scelta è caduta ancora su di lui.